Quando si parla di lavoro, l’attenzione va quasi sempre verso le stesse cose: il contratto, lo stipendio, le possibilità di carriera. È normale, visto che queste sono le cose che contano nella vita di chi cerca lavoro e di chi assume. Ma c'è una parte del sistema che rimane spesso in secondo piano, pur essendo davvero importante: il Terzo Settore.
Non si tratta solo di volontariato in senso romantico. È un segmento concreto e strutturato della società italiana che supporta il welfare, l’inclusione, l’educazione e l’assistenza alle fragilità. Spesso riesce a coprire aree che le istituzioni pubbliche non raggiungono del tutto. Di fatto, è un pilastro silenzioso — spesso invisibile nel dibattito pubblico, ma essenziale.
Un sistema che regge, ma che cambia
Secondo i dati ISTAT 2023, circa 4,7 milioni di persone — il 9,1% della popolazione dai 15 anni in su — ha fatto volontariato, sia in forma organizzata che come aiuto diretto. Un numero significativo. Ma c'è anche un dato meno evidente e piuttosto preoccupante: rispetto al 2013, la partecipazione è scesa di 3,6 punti percentuali.
In Lombardia, una delle regioni storicamente più attive, la situazione è simile. Anche se rimane la prima regione d'Italia per numero di volontari, con oltre 471.000 persone coinvolte, il tasso di partecipazione è sceso dal 14% del 2013 al 10,9% del 2023. Molte organizzazioni storiche hanno dovuto ridurre le loro attività o chiudere, soprattutto a causa della mancanza di ricambio generazionale, con un calo marcato tra i più giovani.
Anche Milano riflette questa contraddizione. Da un lato, è una delle città con più iniziative sociali in Italia, con migliaia di organizzazioni impegnate in welfare, inclusione e educazione. Dall'altro, la partecipazione sta cambiando: si sta facendo sempre più "liquida", come la definisce Oscar Bianchi, presidente di CSVnet Lombardia — meno costante e meno legata a una singola realtà. Sempre più persone si offrono per aiutare, ma in numero sempre minore si dedicano in modo stabile nel tempo.
Non è un giudizio su chi opta per un coinvolgimento discontinuo — le vite sono più frammentate e i tempi sempre più stretti. Tuttavia, per le organizzazioni non profit, che necessitano di continuità per funzionare, questa evoluzione rappresenta una sfida significativa.
Non basta la buona volontà
C'è un altro cambiamento importante da sottolineare, poiché si riferisce precisamente al tipo di figure di cui il Terzo Settore ha bisogno. Le organizzazioni non profit di oggi gestiscono progetti complessi, coordinano team di lavoro e operano con fondi pubblici e privati, rendicontano, comunicano e fanno advocacy. Non basta più la disponibilità e il cuore; servono competenze vere. Occorrono capacità organizzative, digitali, comunicative e di gestione delle persone.
Questo apre una prospettiva interessante e poco esplorata: il volontariato non è solo un atto di generosità verso gli altri, ma rappresenta anche un contesto dove si possono sviluppare competenze concrete, imparare a lavorare in squadra, e capire quali siano le proprie aspirazioni e chi si desidera diventare. Non è un caso se il 14,8% di chi ha un lavoro è attivo nel volontariato a dimostrazione che questi due mondi non sono alternativi, ma anzi si completano.
Chi ha fatto volontariato porta con sé qualcosa di specifico: una consapevolezza diversa, la capacità di affrontare situazioni complesse e una motivazione che va oltre il semplice interesse personale. Sono qualità che le aziende cercano, spesso senza sapere dove trovarle.
La connessione che vale la pena costruire
In Milan Job abbiamo iniziato a riflettere su questo legame in modo concreto, chiedendo ai candidati se siano disponibili a fare volontariato e in quale settore. È una domanda semplice, ma apre a qualcosa di più grande: ci offre uno spaccato su chi sia la persona oltre il curriculum, su cosa la motiva e su come si relaziona con il mondo.
Non si tratta di matching nel senso tradizionale. È una connessione tra mondi che di solito non si parlano: il candidato che cerca, l'azienda che assume e la realtà non profit in cerca di nuove energie. Tre parti che possono unirsi attorno a un obiettivo comune, se ci sono le giuste condizioni per farlo.
Non è la soluzione a tutti i problemi. Ma è un punto di partenza diverso — e forse più sincero — per riflettere sul lavoro, visto non solo come produttività, ma anche come un modo per capire il tipo di persone che vogliamo essere e la comunità in cui desideriamo vivere.
Il lavoro non è solo occupazione; è anche partecipazione.
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Per approfondire
- ISTAT — Il volontariato in Italia, Anno 2023: istat.it
- CSVnet Lombardia — Il volontariato che cambia: csvlombardia.it
- Il Giorno — Volontariato in Lombardia, partecipazione liquida: ilgiorno.it
- ISTAT — Censimento permanente Istituzioni non profit 2024: istat.it
