Un confronto con i principali Paesi europei restituisce un dato difficile da ignorare: il lavoro femminile è attualmente la leva più immediata per incrementare l'occupazione reale in Italia.
Secondo le ultime statistiche, il tasso di occupazione femminile nel nostro Paese si aggira attorno al 52,5%, che è molto al di sotto della media dell'Unione Europea, che si attesta intorno al 70,8%, e lontano dai risultati ottenuti da economie simili come i Paesi Bassi (83,5%) e la Repubblica Ceca (82,3%).
Un divario che pesa sull'economia
Questo divario non è solo una questione di numeri. Se l'Italia raggiungesse i livelli di occupazione femminile dei Paesi più virtuosi, circa 3,1 milioni di donne potrebbero entrare subito nel mercato del lavoro. Non stiamo parlando di un obiettivo a lungo termine, ma di un potenziale che è già pronto per essere attivato.
Recruiting e mercato del lavoro: dove si crea (o si perde) valore
Le conseguenze di questo scenario vanno oltre l’aumento del numero di occupati. Maggiore presenza femminile nel lavoro significa aumento della capacità produttiva, un rafforzamento della domanda interna, un incremento del gettito fiscale e previdenziale, e soprattutto, una valorizzazione delle competenze e dei talenti che oggi rimangono in parte inutilizzati.
In questo contesto, diventano evidenti i limiti dei tradizionali modelli di recruiting. Le job board generali, create per massimizzare i volumi, faticano a garantire qualità ed efficacia, in particolare per quanto riguarda i profili specialistici. Il numero elevato di candidature produce spesso confusione, rallenta le decisioni e complica il monitoraggio e la valutazione reale dei profili.
Dunque, non si tratta di avere più candidature, ma di attivare meglio il talento disponibile, creando sistemi di abbinamento più specifici, chiari e orientati alle persone.
Milano rappresenta in modo emblematico queste dinamiche. È uno dei mercati del lavoro più vivaci del Paese, con un’alta domanda di competenze nei settori HR, digitale, marketing, tech e servizi avanzati. Allo stesso tempo, è un contesto molto competitivo, dove la velocità dei processi e la qualità delle scelte diventano fattori chiave.
In un contesto come questo, promuovere il lavoro femminile non è solo una questione di giustizia sociale. È anche una leva economica reale, capace di stimolare crescita e innovazione senza dover aspettare cambiamenti demografici o interventi strutturali a lungo termine.
Questa analisi rappresenta un'istantanea di tale potenziale.
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